La madre di tutte le passioni gastronomiche nostrane, la prima della lista tra i cibi preferiti di ogni italiano e non solo, è ora, finalmente, patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

L’Unesco, operosa nell’identificazione e nella tutela dei patrimoni mondiali che rivestono eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale, non si occupa solo di bellezze della natura.

Dal 1997, infatti, definisce anche il patrimonio orale e immateriale dell’umanità, dalle tradizioni antiche tramandate fino alle ricette che si portano dietro decenni di storia della buona tavola. Ecco che entra in gioco la pizza.

Riconoscere la pizza è un’occasione per salvaguardare il made in Italy e farla non è semplicemente un mestiere, è cultura, tradizione, un connubio tra cucina napoletana e storia italiana.

Dietro all’arte dei pizzaioli “c’è una grande sensibilità, una capacità universale, c’è maestria, abilità nella semplicità”, ha detto all’Ansa Gino Sorbillo, terza generazione di pizzaioli, “Dietro ogni pizza, in ogni angolo del mondo c’è lo zampino napoletano”.

La pizza ne ha fatta di strada e ha conquistato il mondo.

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Dopo otto anni di trattative, dalla Corea arriva il prestigioso riconoscimento internazionale. Successo di un piatto dalle tradizioni antichissime trasformatosi in un’icona globale, per l’Unesco infatti come si legge nella decisione finale, “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, l’esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaioli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti.”

Secondo la Commissione “l’arte dei pizzaioli ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello dell’Italia. È un marchio di italianità nel mondo”.

Questa conquista significa riconoscere il valore di una tradizione sostenibile, attenta alla naturalità, che parla di materie prime legate ad un vero amore e rispetto per la terra, di ingegnosità di uomini e donne, di arti performative, di dignità sociale, di sintesi magnifica della storia, della dieta mediterranea e dell’italianità.

Sempre più orgogliosi di essere Campani, non ci resta che festeggiare!